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Di Margherita Dean

Fonte: E- IlMensile.it

Come nella favola di Esopo.

Puntuale, ogni fine settimana, da mesi e mesi, sembra essere quello cruciale, quello della svolta, quello della salvezza o perdizione. A seconda di come vanno trattative, incontri, ricatti, minacce. Poi viene il momento in cui la crisi del 2 percento del Pil europeo, di una Grecia piccola diventata importante per la maldestra politica europea e per la criminale gestione economica nazionale di due decenni, si trasforma in un brusio di sottofondo. Noioso, antipatico e marginale, fors’anche da abbandonare a se stesso: anche il lunedì che verrà, potrebbe essere l’ultimo della Grecia nell’area euro, addirittura nell’Ue.

Tra oggi o domani, il primo ministro, Loukàs Papadimos, incontrerà i tre capi dei partiti che sostengono il suo governo. Si tratta di carpire il consenso del Parlamento alle misure che verranno, le misure più pesanti da che, in Grecia, si parla solo e ossessivamente di crisi economica.

I tempi sono serratissimi: l’orizzonte era costituito da lunedì 6 febbraio e dalla riunione dell’Eurogruppo, prevista per quella data. È di poco fa la notizia, confermata da Jean-Claude Juncker, che la riunione è rimandata a quando Atene sarà pronta. Alla riunione, quando ci sarà, Papadimos dovrà presentare l’accordo del governo con la troika dei creditori pubblici, come ultimamente sono definiti Fmi, Ue e Bce da una parte, con i creditori privati dall’altra (Private sector involvement nella ristrutturazione l debito, Psi+).

Stando che quest’ultimo pare essere definito nelle sue linee principali, il vero problema, in queste ore, è la troika. O meglio, le misure che essa richiede perché possa avviarsi il programma di salvataggio deciso a Bruxelles il 27 ottobre.
Al licenziamento di statali entro il 2015, agli ennesimi tagli alle pensioni, alle privatizzazioni, all’ulteriore riduzione delle spese per la salute, alla completa liberalizzazione delle professioni, al tipo di azioni che saranno concesse alle banche greche da ricapitalizzare dopo la ristrutturazione dei titoli di stato, si aggiunge quello che somiglia al colpo di grazia per l’economia nazionale e per la vita dei lavoratori greci: riduzione dello stipendio minimo garantito (660 euro) e sostanziale abolizione della tredicesima e quattordicesima.
Le parti sociali, sindacati, Confindustria e Confcommercio sono d’accordo: se ciò dovesse avvenire l’economia nazionale ne soffrirebbe irrimediabilmente. Il Ministro del Lavoro ha presentato, invano, studi in cui si dimostra come la non competitività delle imprese greche non deriva dai costi salariali.
Eppure, la troika insiste, ribattendo che i salari ellenici sono superiori a quelli spagnoli o portoghesi. Non rimane, pertanto, che tagliare.

Proprio su questo punto, il governo incontra le difficoltà maggiori, difficoltà che si incentrano sul partito di centro-destra Nea Dimocratia, guidato da Antonis Samaràs. Questi ha più volte ripetuto che i minimi salariali non devono essere toccati e, nelle ultime ore, tace i suoi intenti in vista dell’incontro, che ci sarà oggi o domani, tra il Primo Ministro e i capi dei partiti della coalizione governativa.

Solo se Papadimos avrà il via libera dalle forze politiche di governo, potrà annunciare che seguirà i diktat della troika e, pertanto, ottenere il prestito di cui la Grecia ha bisogno entro il 20 marzo.

Tutto sembrerebbe appeso a un filo, Papadimos minaccia di restituire al Presidente della Repubblica il suo mandato ma Antonis Samaràs forse non ha nessuna voglia di sostenere il peso che deriverebbe da un tale sviluppo. Si dovrebbe parlare, allora, dell’ ‘ultimo atto’ della Grecia nelle tormento del debito. Il sito skai.gr, infatti, ha pubblicato la notizia che fonti del Fmi lasciano trapelare che, nel caso la Grecia non si sottomettesse pienamente ai diktat, l’evento sarà interpretato, automaticamente, come una dichiarazione politica di abbandono della zona euro e dell’Ue. E, come che sia, il fallimento del Paese sarebbe dichiarato ufficialmente.

Fonte: E- IlMensile.it

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E’ lui l’autore dell’emendamento sulla responsabilità civile. Il suo curriculum passa da inchieste per false fatturazioni alla richiesta di far trasferire il questore Germanà

Anche l’onorevole leghista Gianluca Pini, autore dell’emendamento approvato giovedì dalla Camera sulla responsabilità civile dei giudici- come da copione vanta una storia di una truffa avvenuta a “sua insaputa”. Quando la Guardia di Finanza scopre che la società Scyltian dicasi “cartiera” ha tra i vari clienti anche la sua ditta, la Nikenny, per impedire ogni verifica, ricorre all’alibi del furto della contabilità aziendale (per la legge è reato solo l’uso della fattura falsa). Così in mancanza di accertamenti ne esce “illeso” penalmente. Paga solo 196, 467 mila euro più 23, 92 mila euro di interessi sui 679 mila euro contestatigli dall’Agenzia delle Entrate. Pini è un imprenditore “flessibile” passa dall’import-export di elettronica di consumo – la Nikenny chiusa nel 2005 – alla Nikenny Corporation srl messa in liquidazione nel 2011 di cui Pini è procuratore institore con una vasta gamma di poteri.

Ma ad essere accusata dalla Procura della Repubblica di Forlì di aver “utilizzato ed emesso al fine di evadere le imposte sui redditi e o sul valore aggiunto fatture per operazioni inesistenti per l’anno 2004 per complessivi euro un milione 419, 044 mila emesse dalla Tech line srl e nell’anno 2003 per fatture emesse dalla Full service srl per euro 627, 00 mi-la nonché l’emissione di fatture alla “Full service” srl per euro 217, 243, 61” è l’Amministratore, Alessia Ferrari, ex dipendente della Nichenny di Pini, società che era tra i clienti della “cartiera”.

Al momento della liquidazione è anche emerso che non erano state pagate multe per 4 mila e trecento euro. L’auto, ancora oggi usata dall’onorevole leghista, una Bmw X 6 nera, è una di quelle intestate alla società. A seguire nasce la Gold Choice srl, import-export di caffè, amministratrice la sua compagna Paola Ragazzini, infermiera all’ospedale di Lugo in aspettativa da quando è diventata suo “portaborse” ed infine germoglia la Grado Golf and Resort srl, con sede a Roma in via Frattina. Società che nasce esclusivamente per la realizzazione di un Resort sui terreni di proprietà di Zamparini della Palermo Calcio. Operazione da 150 milioni di euro. Ad occuparsi di trovare investitori è il professionista Roberto Zullo: nomi protetti dallo schermo di una società inglese Reset Ltd. Ma l’operazione salta e la società resta inattiva.

Pini fa eleggere consigliere comunale Francesco Aprigliano, poliziotto di Rossano Calabro in servizio a Forlì. E quando questo viene sottoposto a provvedimento disciplinare dal questore Calogero Germanà perché svolgeva l’attività di immobiliarista e imprenditore, Pini presenta un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Maroni, suo uomo di riferimento nella Lega, per chiedere l’immediato trasferimento di Germanà. Germanà, vale la pena ricordarlo, è l’investigatore miracolosamente scampato, dopo due mesi dalla strage di Via D’Amelio in cui venne ucciso Paolo Borselino di cui era stretto collaboratore, all’agguato sul lungomare di Mazzara del Vallo. A sparargli con fucili a pallettoni e kalashnikov il gotha di Cosa Nostra: Matteo Messina Denaro, Leoluca Bagarella e Giuseppe Graviano. Un eroe vivente, seppure sia stato nominato questore dopo 12 anni.

Pini prendendo a pretesto una denuncia, archiviata per infondatezza, nei confronti del questore da parte del sindacato Siulp in merito a presunte disparità di trattamento degli straordinari scrive: “Mi chiedo se il Ministro intenda provvedere celermente con un provvedimento di turnazione nei confronti del questore evitando altresì che la nuova sede non sia vicina a quella attuale”. Ritenendo Ravenna, sede vacante, troppo vicina a Forlì per un questore, ritenuto così “scomodo” chissà perché. Germanà, simbolo della lotta alla mafia, viene inviato a Piacenza dall’ex Ministro che ama rivendicare i meriti della cattura dei latitanti. Forse per questo Pini non potendo far trasferire i magistrati scomodi ha pensato ad una norma per punirli minandone l’indipendenza?

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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SOCIAL CARD: COMUNE NAPOLI, VIA SPEREQUAZIONI NORD-SUD !

NAPOLI, 3 FEBLa nuova social card non conterrà differenziazioni territoriali ai danni dei poveri del Sud. L’informazione arriva dal Comune di Napoli, dopo un colloquio tra l’assessore allo Sviluppo Marco Esposito e il sottosegretario al Lavoro Cecilia Guerra. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e quello di Bari Michele Emiliano avevano scritto, nei giorni scorsi, una lettera al Governo denunciando l’iniquità di un provvedimento di contrasto alla povertà che prevedesse importi minori per i poveri delle città del Sud, in base a un presunto più basso costo della vita e senza tener conto del differente livello di servizi sociali. Il Governo ha corretto il provvedimento cancellando qualsiasi differenziazione territoriale. La nuova social card sarà sperimentata in dodici città: Torino, Milano, Genova, Venezia, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Catania.

Fonte : ANSA

“Se fosse passata la social card “leghista”, presto avremmo avuto pensioni sociali più basse al Sud, salari agli insegnanti e ai carabinieri minori al Sud e, perché no, in caso di incidente un rimborso meno ricco al Sud. Perché tanto da noi la vita (Rc auto? Benzina? Tarsu?) costa meno…”
Marco Esposito

Fonte: Partito del Sud- Napoli

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Di Fabio Luppino

Il ministro Profumo farebbe bene a confrontarsi con la realtà prima di lanciare idee apparentemente meravigliose. Proporre di fare un nuovo concorso per reclutare docenti cozza con una situazione del personale che consiglierebbe tutt’altro. L’anno scolastico 2012-2013 erediterà un quadro lavorativo ben poco incoraggiante. Ci sono 10.443 professori in esubero tra scuola primaria, medie e superiori. L’effetto ultimo delle riforme Tremonti-Gelmini che di posti ne hanno tagliati complessivamente 80mila. Docenti che, se nel frattempo non si mette mano a qualcosa, rischiano nel giro del prossimo biennio di essere messi in mobilità e licenziati.

LA TABELLA (in Microsoft Office Excel)

Sono insegnanti di ruolo che stanno assistendo alla vertiginosa contrazione delle ore della propria classe di concorso: l’ulteriore entrata a regime della riforma Gelmini nei licei porterà ancora contrazioni. Finiranno per avere spezzoni, nel caso migliore. Ma molti perderanno l’ambita cattedra e dovranno essere riconvertiti. Si è parlato di spostarli nel sostegno (qui ci sono molti posti da riempire) con corsi ad hoc, ma è ancora tutto fermo.

Il quadro al momento è questo. Sono in esubero 1.772 insegnanti nella scuola primaria, 540 alle medie, 8.131 alle superiori. La riforma a regime, l’aumento dell’età pensionabile in vigore dal primo gennaio di quest’anno, gli accorpamenti di scuole in corso faranno aumentare questa cifra. La sofferenza principale è al Sud. Il governo lo sa?

Fonte: L’Unità

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Seconda proiezione a Barcellona, Giovedì 2 Febbraio 2012, del DVD di Marco Rossano “Cento passi per la libertà” sulla campagna elettorale a Napoli di Luigi de Magistris (con immagini anche del Partito del Sud). Continua l’opera d’esportazione della nuova politica napoletana del nostro amico regista.

presente anche alla serata il nostro dirigente e responsabile per la Spagna, prof. Giovanni Cutolo

di Marco Rossano

La seconda proiezione di “Cento passi per la libertà” aBarcellona si è svolta nella magnifica cornice dell’Institut d’Estudis Catalans che si trova nell’antico ospedale di Sant Pau nel centro della città catalana. La serata è stata organizzata da Nadja Monnet dell’associazione Contraplano LAD. La proiezione era prevista per le 18.30, ma alle 17.00 ero già lì per le prove tecniche di proiezione con il signor Ramón il simpaticissimo tecnico dell’istituto con una parlata stretta difficilmente comprensibile. Non sapevo quanta gente sarebbe venuta perchè la giornata è stata caratterizata da un forte freddo e alcune nevicate che hanno trovato impreparata la città e soprattutto hanno notevolmente diminuito la voglia di uscire di molte persone. Alle 18.20 sono arrivati i primi spettatori e poi piano piano la sala Pi y Sunyer (nella foto) di 42 posti si è quasi riempita. Hanno pertecipato alla proiezione alcuni amici, italiani e non, e persone che non conoscevo. Dopo essere stato presentato da Nadja ho fatto una piccola introduzione e spiegato lasituazione politica in cui si trovava Napoli in quei mesi e le condizioni della città dopo la precedente amministrazione. Ho parlato un pò troppo, ma anche per permettere a un amico, che aveva sfidato la neve, di arrivare in tempo. È arrivato un pò in ritardo, ma ha comunque assistito alla proiezione, alla discussione successiva e alla birretta di fine serata.

Al termine del filmato, come un orologio svizzero, è tornato il signor Ramón ad accendere le luci e a spegnere il proiettore. Ho dato inizio alla discussione parlando in generale della mia esperienza e del mio punto di vista rispetto alla campagna elettorale e chiarendo fin da subito che ho realizzato il documentario da indipendente e non l’ho fatto su commissione o pagato. Il dibattito è stato interessante e devo ringraziare Alessandro per le riprese e Matteo per le fotografie. Sono state diverse le domande e le osservazioni interessanti. Mi è stato chiesto quale è stato il motivo per cui ho deciso di realizzare il documentario. La mia risposta è stato per l’indignazione verso la politica italiana e napoletana e larabbia di sentir parlare e vedere anche a Barcellona le immagini di una Napoli che sembrava essere solo “monnezza e camorra”. Volevo raccontare la voglia di cambiamento e documentare la vera Napoli.

Un’altra domanda interessante è stata se credo nella possibilità di riuscita di una campagna elettoraledi quel tipo anche in Spagna. Secondo me è possibile se si trova un candidato di rottura e fuori dagli schemi politici tradizionali. Tra le osservazioni quella di Jesús de Miguel mi ha molto colpito. Mi ha detto che è molto interessante e il documentario riesce a trasmettere il senso di identità. Ha anche paragonato il filmato alla processione della settimana santa di Siviglia nel senso di attaccamento, di orgoglio e di amore verso la città come se fosse una donna. E non succede spesso. Difficilmente c’è un senso così forte di identità con una città. Il discorso si è spostato ovviamente sulla politica italiana, su cosa stia facendo adesso l’amministrazione e su un elemento che ha molto colpito un catalano e un argentino presenti in sala: la tranquillità di de Magistris a camminare per strada e in mezzo alla gente con il timore, concreto, diritorsioni e minacce da parte della camorra che è stato uno dei suoi bersagli principali durante la campagna elettorale. È difficile spiegare certe dinamiche a chi non le vive e soprattutto ne è a conoscenza attraverso filmati, cattiva informazione, film etc. Si sono meravigliati di quanto fosse “normale” la situazione quasi come se pensassero a una città in guerra. E questo per me è un motivo in più per continuare a far girare e vedere il documentario per spiegare e dare un’altra immagine, positiva e contro lo stereotipo, della città di Napoli. Il prossimo appuntamento barcellonese è previsto giovedì 9 febbraio al centro culturale RAI ART e in occasione ci sarà anche una cena “duosiciliana” con assaggi di piatti tipici campani, calabresi e siciliani. I cento passi continuano.

Marco Rossano

Fonte : youtube

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Centocinquant’anni di menzogne, dal Bestseller di Pino Aprile uno spettacolo di Teatro – Canzone adattato diretto e interpretato da Roberto D’Alessandro e con la partecipazione di Eugenio Bennato.Fonte: Il Titolo Roberto D'Alessandro in "Terroni" Lo spettacolo nasce esplicitamente dall’esigenza di divulgare il contenuto dell’omonimo libro di PINO APRILE. La necessità di far conoscere al maggior numero di persone la storia dell’unità d’Italia, della sua economia, di quanto fin’ora taciuto dalla storiografia ufficiale sugli eccidi compiuti durante la cosi detta “lotta al brigantaggio”, sugli squilibri tra nord e sud su cui fu basata tutta l’economia del nascente Regno D’Italia, su come di fatto l’unità d’Italia fu un atto di conquista sleale e scorretto da parte del Piemonte a danno del Regno delle due Sicilie.

Se non si ristabilirà la verità su ciò che è accaduto 150 anni fa l’Italia non vivrà mai alcuna pacificazione. La creazione di una supposta e sostenuta minorità Meridionale è l’atto più grave che i fratelli del nord hanno fatto ai danni dei fratelli del sud, ancora esiste a Torino il museo Lombroso, che aveva trovato (a dir suo) il cranio del delinquente naturale vicino Catanzaro.

Di come ancora oggi la differenza di trattamento tra nord e sud sia marcata, dell’assenza totale di infrastrutture nel mezzogiorno e della deliberata volontà di mantenere il Sud in una condizione coloniale, poiché questo è stata sin dall’unificazione e da colonia viene ancora trattata. Dalla presa di coscienza si spera poi un risveglio culturale e una riscossa, politica, economica, sociale.

Canzoni di E. Bennato – D. Modugno – Napoli eseguite da I Pandemonium e solo per il 7 febbraio si esibirà dal vivo Eugenio Bennato.

Da martedì 7 febbraio a domenica 19 febbraio 2012
ROMA, Via Simone de Saint Bon n°19,
Teatro dell’Angelo

tel. 06.37513571 – 06.37514258
info@teatrodellangelo.it

I costumi sono curati da
SALVATORE ARGENIO e ANNAMARIA PISAPIA

Regista assistente PAOLO ORLANDELLI
Allestimento scenico CLARA SURRO

www.robertodalessandro.it
Fonte: Il Titolo
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Ricevo e posto:


Borghesia liberista: è quella composta di imprenditori, industriali, banchieri, notai, professionisti di alto profilo direttivo, politici, notabili dell’amministrazione pubblica e privata, alti magistrati, clinici di fama, editori, et cetera.

Una volta veniva definita “classe “ sociale oggi qualcuno la identifica con la “casta”

Mettiamola meglio è diciamo che è quella che introita dagli 80-100 mila euro al mese per singolo di una famiglia, fino ad almeno mezzo milione.


Più in alto c’è chi comanda il paese e che non sono propriamente i politici.

Senza entrare nel “merito dei meriti” di quanto, come e dove, questa abbia effettivamente dato alla storia della palingenesi e crescita della nazione o di paesi in occidente, ebbene è quella in cui si annoverano, chiaramente non tutti, ovviamente, ma una buona parte di loro che, al telefono, mentre L’Aquila crolla sotto gli spintoni letali di scosse sismiche, Francesco Maria De Vito Piscicelli ride con il cognato Pierfrancesco Gagliardi, insomma quelli delle truffe dei Grandi Eventi.


Impossibili parlarne di tutti. I medici della clinica di Santa Rita, dei Cragnotti e Geronzi, i Tanzi e i Fazio, Consorti e Caltagirone, tutti inizialmente condannati (taluni anche definitivamente) per lo scandalo Bnl-Unipol, le truffe dei responsabili delle Assicurazioni RC-auto, Istituti di credito a tasso usuraio, di produttori di amianto, nonostante una legge del 96 che la proibiva, milioni per un metro di autostrada delle Autostrada s.p.a, quelle industrie del Nord che prezzolando amministratori, ma soprattutto tecnici, mediante camorrra, intossica(va)no il Sud, ammazzando e ammalando popolazioni di estesi territori, … insomma potrei continuare al’infinito.


Questi signori dicono, … ne dicono veramente grosse, ad esempio che:

è giusto sottrarsi al pagamento delle tasse” per l’erario o allo studente,

d’essere uno sfigato di 28 anni se ti sei appena laureato” o rivolgendosi a giovani e meno-giovani precari e lavoratrici …siete la parte peggiore del paese”e via di seguito.

Sono quelli che, grata-gratta, hanno avuto una vita facile e agevolata.

Il Ministro degli sfigati, quel giovane ministro, ad esempio, presentatosi al concorso per l’incarico presso la sua università in qualità di docente ordinario ( i concorrenti passarono da una decina a solo due) uno dei cinque commissari d’esame ebbe a dire “… era raccomandato da tutto il mondo”


Sono quelli di Master Favolosi e Stage Costosissimi, di soggiorni annuali presso college inglesi o a Parigi in strutture di formazione. Insomma chi ha le spalle ben sicure dall’agio e da una istruzione e formazione “straordinaria”, dovrebbe avere almeno l’umiltà di non offendere. Ci saranno anche casi diversi. Prego fare i nomi delle mosche bianche.

Chi dice “Posto fisso che noia, …i giovani di oggi devono cambiare mentalità”sta offendendo sia i giovani che i loro genitori. Sta offendendo il 60-70% degli italiani. Sta offendendo il Sud con 31% di disoccupati. Sta offendendo quei non pochi imprenditori onesti suicidi.


Caro professor Monti, stia attento a quelle esplosioni di sobrietà e la battuta anglo-facile, perché dopo scopriremo, dietro i frammenti, che c’era solo il “fighetto” della scuola e del quartiere, il cocco di mamma, il raccomandato, il figlio del benestante che ha viaggiato e ha saputo crearsi una rete di amicizie interessanti. Lei è stato nominato da Berlusconi come commissario europeo. Abbiamo dovuto sopportate con l’acido alla lingua, i suoi “inchini” proni ai Letta e cavalieri. Come potrebbe tradire quella appartenenza che ha lasciato che entrasse nella propria vita, la fortuna? Stia però attento a non offendere!


Quelli che Lei ha tartassato. Quelli che sono sul ciglio del baratro, i giovani. Quelli che provano ad apparecchiare la tavola per le prime due settimane e nient’altro e hanno figli laureati in “modeste” università, quelli che non hanno tempo di annoiarsi per le ansie e per le problematiche della propria esistenza, quelli alle catene di montaggio, quelli che vorrebbero tanto annoiarsi, quelli che vorrebbero i propri figli alla Bocconi, quei lavoratori malati ma che continuano a lavorare per i forneriani 66 anni, già usurati dalle tossicità dei miasmi di fabbriche o dalle estenuanti fatiche muscolari e psicologiche, quelli che non hanno più diritti ma solo ricatti, ebbene, presidente, abbia, per costoro, la decenza del vero tecnico e non sia politico (libro:Lidya Demmatei, ll politico idiota, Feltrinelli 2012) pieno e appagato perché, allora, resteranno solo i ladri.


di Bruno Pappalardo, 02.02.2012


FOTO: un consiglio si prende sempre da un amico!

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Il sindaco di Bari Michele Emiliano, ospite della trasmissione di radio 2 “Un giorno da pecora” del 2 febbraio 2012

  

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Ricevo e posto quest’articolo dell’amico Nicola Salerno con interessanti e condivisibili riflessioni sul tema dell’”identità” tanto caro al Partito del Sud e il legame tra questo, meridionalismo ed ambiente
 
Questo contributo vuole essere uno stimolo alla riflessione sul senso dell’Identità. Una tale
riflessione sebbene generale, penso che assume un significato particolare per chi avverte un
sentimento di appartenenza per la terra natia e come tale anche per i meridionali, o almeno per
coloro che ancora si sentono tali nel senso di appartenere ad un popolo storicamente determinato.

In merito all’identità, per la sua natura polisemica, è difficile fornire una precisa e circoscritta
descrizione. In una estrema sintesi si può affermare che si tratta di un concetto che identifica allo
stesso tempo sia l’idea di uguaglianza che quella di differenza, in costante divenire e mai dato per
sempre. E’ un processo che ha ovviamente natura sociale risultando dall’interazione tra gli uomini
appartenenti ad un popolo.

Come si può facilmente intuire, l’identità è anche il risultato dell’interazione con l’ambiente, il
territorio, il paesaggio che plasma e viene plasmato dal popolo che lo abita.
L’articolo 5-Provvedimenti Generali della Convenzione Europea sul Paesaggio del 2010, a tal
proposito recita come segue:

“Ogni Parte si impegna a riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente
essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune
patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità;”

Riflettere sullo stretto legame tra identità e ambiente aiuta anche a cogliere il senso e il perché delle
nascenti sinergie tra movimenti identitari e movimenti ecologisti.

Anche se può apparire paradossale, il senso di appartenenza, inteso come legame profondo
per la terra natia, sembra non riscontrare molto appeal in questi tempi. Se si cerca (anche
provocatoriamente) di affrontare il tema identitario, alla meglio si viene etichettati come retrogradi,
conservatori, se non addirittura di essere reazionari.

A tal proposito è utile una riflessione di carattere del tutto generale circa l’attuale l’imperialismo
culturale che cerca di imporre il modernismo e lo sviluppo come valori universali e assoluti.
Senza entrare nel merito di chi (e perché) sta dietro la diffusione di tali modelli, l’esperienza e
una semplice riflessione possono svelare come lo sviluppo non sempre coincida con il progresso.
Allo stesso modo non tutto ciò che è moderno è anche necessariamente buono, come tutto ciò che
è antico non è necessariamente da abbandonare perché non più buono o semplicemente perché
superato.

Dal punto di vista politico l’argomento identitario, almeno nel contesto attuale italiano, a causa
della sovraesposizione mediatica della Lega Nord negli ultimi anni, viene comunemente e spesso
strumentalmente associato alla sua degenerazione nel leghismo.

Nell’area della destra sembra prevalere più il tentativo subdolamente opportunistico di captare
il consenso di quelle aree del movimento identitario più inclini al liberismo di facciata che ci ha
accompagnato negli ultimi anni.

In modo più raffinato, invece negli ambienti di una certa sinistra salottiera, la tipica reazione
rimanda a strutture sovrannazionali: ma come, stiamo cercando di costruire l’Europa e ancora stai
a parlare del Regno delle Due Sicilie! E via con l’assolutizzazione pseudo universalista: siamo
cittadini del mondo, apparteniamo alla polis universale, e cose del genere…

Asserzioni queste ultime che potrebbero essere definite come puramente intellettualistiche considerando il fatto che, tranne per brevissime parentesi lavorative o vacanziere, lastramaggioranza delle persone esperisce la quasi totalità della propria esistenza nei limiti del quartiere o del paesello.

E in ogni modo dovrebbe essere legittimo chiedersi se il sentirsi italiani, europei, cosmopoliti o
cittadini del mondo debba necessariamente essere in antitesi con il sentirsi Napoletano, Palermitano,
Catanzarese, meridionale. L’una cosa esclude realmente l’altra? Motivazioni storiche a parte, come
può nascere l’amore per il generale senza l’impegno per la cura del particolare? Posso amare me
stesso senza avere cura di non rompermi il collo, la testa o il braccio? E il generale non è anche
l’universo dei particolari?

Come conseguenza, l’amore per la propria terra e lo stesso senso dell’Identità viene represso o
dissimulato per timore di essere marginalizzati dal senso comune che impone la cieca obbedienza
all’ideologia pseudo universalista. L’imperialismo della cultura “global-universalista” impone
cinicamente il suo canone: indifferenza per il domestico in quanto associato alla sua degenerazione
nel municipalismo o nel leghismo e/o percepito come antitesi alla polis universale. Il risultato
è sotto gli occhi di tutti: devastazione dell’ambiente, degradazione estetica del paesaggio e del
tessuto urbano, esasperazione della competizione al di là della necessità attraverso l’esaltazione
dell’individualismo, degradazione della vita sociale.

Fermo restando la consapevolezza che dare istanza ad un tale sentimento potrebbe esporre anche
alla sua degenerazione nel razzismo. La lega Nord in Italia ne è un esempio reale che dovrebbe
essere da monito e mettere in guardia da tale potenziale pericolo.

E’ pensabile, nell’era della globalizzazione, dello sviluppo senza limiti, dell’assolutizzazione
pseudo universalista dare istanza e legittimazione al movimento identitario?

Può la riscoperta dell’ Identità mitigare e porre in qualche modo un argine alla globalizzazione
(intesa come interesse di poche multinazionali), e contribuire così realmente a migliorare la qualità
della vita? Può la riscoperta da parte dei meridionali della loro Identità di popolo (cancellata
dall’agiografia risorgimentale) contribuire concretamente ad una migliore qualità della vita dei
meridionali, e conseguentemente degli italiani, degli europei, …?

Nicola SalernoPubblicato da Partito del Sud – Roma
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