Oggi divorziare puo’ costare fino a 23mila euro. E’ quanto risulta da un’indagine dell’Adoc. ”La spesa minima per una separazione consensuale e’ di 3300 euro, comprensiva di consulenza legale (1300 euro la tariffa minima) e riacquisto dei prodotti prima utilizzati in coppia, quali elettrodomestici e accessori vari, per circa 2000 euro di spesa – commenta Carlo Pileri, il presidente dell’Adoc – ma se si arriva al divorzio e aggiungiamo spese extra, come quelle per le sedute dallo psicologo (in media 900 euro per 10 sedute), assegni di mantenimento (550 euro al mese), un nuovo mutuo da accendere (600 euro al mese) e un buon servizio di piatti (650 euro) andato in frantumi durante le litigate, si puo’ arrivare a spendere anche poco meno di 23 mila euro in un anno. Un costo aggiuntivo per i ‘di nuovo’ single che si dividono, in aggiunta al carovita e all’indebitamento”.
La separazione comporta anche un problema abitativo: se nel corso del matrimonio i coniugi non hanno fatto in tempo a comprare una casa o se ancora il mutuo non e’ stato estinto, solo raramente la ex famiglia riesce a condividere lo stesso tetto. In genere mamma e figli (nell’85% dei casi) restano nella casa familiare mentre la quota degli alimenti viene sostituita col pagamento del mutuo. Madre e figli vivono con lo stipendio materno che si attesta, in media, sui 1400 euro. L’ex marito ha invece problemi piu’ seri. Il suo reddito medio e’ di 1800 euro, ma gli restano, dedotto il mutuo, circa 1100 euro.

fonte: www.tuttoconsumatori.it