L’Adoc chiede che venga abolita la scadenza dei buoni pasto, che comportano una perdita economica per il lavoratore e un guadagno ingiusto per i gestori, pari a 150 milioni di euro l’anno. “I buoni pasto non sono degli yogurt, che vanno in scadenza, ma sono soldi dei lavoratori – dice Carlo Pileri, il presidente dell’Adoc – la scadenza al 31 dicembre dell’anno di emissione andrebbe eliminata. Secondo le nostre stime circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perche’ scaduto, comportando la perdita per il possessore del buono del 15% del suo valore, pari a circa 200 euro e un guadagno, ingiusto, per i gestori, pari a circa 150 milioni di euro complessivi”.
“Per questo proponiamo l’eliminazione della scadenza, come gia’ fatto per le carte telefoniche prepagate. Inoltre e’ necessario alzare la soglia dell’esenzione fiscale e contributiva, – sostiene Pileri -ferma a 5,29 euro da ormai 15 anni, adeguandola al costo della vita. Negli altri Paesi europei l’adeguamento e’ gia’ stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato e’ di 9 euro, circa il 70% in piu’ dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Con un buono pasto oggi non si riesce a comprare neanche un pasto completo, bastano appena per un tramezzino e un succo di frutta. Considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, e 100 mila i ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficolta’ economiche”. Infine, per l’associazione, si dovrebbe prevedere l’abolizione dell’asta al ribasso per l’aggiudicazione e il pagamento entro 30 giorni all’esercente. “Altrimenti i ristoratori scaricano sui consumatori, attraverso l’aumento dei prezzi al dettaglio, il rischio di impresa – conclude Pileri – determinando un aumento inflattivo significativo che va a danneggiare gravemente anche chi non possiede il buono. Le aste al ribasso servono solo a ribassare i diritti”.

fonte: www.tuttoconsumatori.it