“La speculazione dei buoni pasto dimostra una volta di piu’ che il mercato ha bisogno di regole e di costanti verifiche della loro applicazione a garanzia di tutti gli attori del sistema, impedendo distorsioni che, in ultima analisi, ricadono sull’anello piu’ debole del mercato e cioe’ i consumatori (ai quali, tuttavia, andrebbe ricordato che il ‘buono pasto’ dovrebbe essere utilizzato per le esigenze alimentari quotidiane e non per acquistare ogni genere di prodotto al supermercato)”. E’ quanto sostiene il Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, fondato da Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori, che interviene nella questione dei buoni pasto – dopo che molti esercenti hanno cominciato a non accettare i ticket – per rilevare come la dinamica dipenda da attivita’ speculative.
“Se molti esercenti stanno cominciando a rifiutare di accettare i buoni pasto, cio’ accade infatti per colpa dei soliti approfittatori: sono proprio le grandi aziende con molti dipendenti (e cioe’ i gruppi bancari, le compagnie di assicurazione, le societa’ telefoniche, ma anche le pubbliche amministrazioni) a selezionare le societa’ emittenti dei buoni pasto sulla base di gare al ribasso, imponendo sconti fino al 20% del valore nominale del tagliando (un ‘buono’ da 5 euro viene venduto di fatto a 4 euro). Le societa’ che emettono i buoni pasto sono dunque costrette a rivalersi sugli esercenti, come bar, ristoranti, supermercati, etc. e cosi’, essendo troppo costoso accettare buoni pasto, i ristoratori sono spesso costretti a smettere di farlo. Questa conclusione danneggia il lavoratore-consumatore che nell’uso del buono pasto ha una utilita’ data non solo dalla comodita’ di utilizzo ma anche dal fatto che, sotto un certo importo, i buoni non sono soggetti a tassazione”, spiega il comitato.
fonte: www.tuttoconsumatori.it





