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http://www.youtube.com/watch?v=m53lWYN9hMg

Wrong incontra Pino Aprile alla presentazione del suo libro “Giù al Sud” organizzato dall’Associazione culturale Ibris di Giugliano.
Wrong è su facebook https://www.facebook.com/pages/Wrong-trasmissione-Web-Radio/126362477416081

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di Lino Patruno

Eh sì, secca un po’ che il Sud si svegli così. E’ vero che è sempre meglio essere un popolo col forcone che un popolo caprone. Ma sarebbe stato meglio se il risveglio fosse avvenuto con un computer che parlasse di futuro più che con una rivolta di piazza che parla di passato. E con camion fermi che hanno fatto salire il prezzo della zucchina a 6 euro al chilo. Aggiungendoci il rischio che una giusta rabbia terrona finisca in una marmellata in cui si sono buttati tutti: il Sud si trova inopinatamente alleati, chessò, farmacisti e notai, che finora non se lo sono mai filato.

Momento e modo sbagliato per una causa niente affatto sbagliata. Come se fossero le liberalizzazioni di Monti ad aver messo in ginocchio la Sicilia e il Mezzogiorno.

Èvero che gli intoccabili petrolieri sono stati ancòra una volta solo sfiorati e che gasolio e benzina hanno ormai prezzi da gioielleria, anzi più diminuisce il prezzo del petrolio più aumentano gasolio e benzina. E’ vero che se un Tir deve pagare 150 euro per attraversare lo Stretto ci ha perso rispetto alla concorrenza già prima di partire. Ed è vero che la Sicilia delle raffinerie fornisce il 40 per cento delle pompe nazionali senza che nessuno si sia mai sognato di lasciarle di tanto in tanto un litro in omaggio. Del resto, chiudiamo il discorso se pensiamo alla Basilicata che produce tutto l’oro nero nazionale ed è ricompensata con una mancia buona solo a riparare qualche marciapiede.

Ma è anche vero che la sciagurata scelta di fare dell’Italia un Paese di autostrade e non di treni non c’entra nulla con i professori al governo. Anzi, non tutta l’Italia, non potendosi definire autostrada la Salerno-Reggio Calabria in costruzione (o distruzione) da 50 anni: unico esempio di autostrada al mondo a una corsia e senza l’emergenza, unico esempio di autostrada al mondo che invece di avvicinare un territorio lo allontana. E non c’entrano nulla coi professori treni che ci mettono (più o meno) cinque ore da Catania a Palermo e altrettante (più o meno) da Napoli a Bari. Anzi, no, i professori c’entrano: mandino in vacanza premio l’amministratore delegato delle Ferrovie, Moretti, quello che bilancia l’alta velocità al Nord con la bassa velocità al Sud. E ogni nuova linea al Nord con l’abolizione di una linea al Sud. Insomma attento alle pari opportunità.

Discutibile anche chiedere, come ha fatto qualche leader degli spaccatissimi Forconi, che l’Unione Europea chiuda un occhio e faccia arrivare in Sicilia soldi sulla fiducia. Non è vero che al Sud siano arrivati finora troppi soldi: per quanti ne arrivavano da Bruxelles, tanti ne sottraeva Roma. Ma è vero che con quei soldi troppo spesso si è preferita la gallina delle assunzioni oggi all’uovo delle opere pubbliche domani. E che troppi politici hanno provveduto più a distribuirli pensando alle prossime elezioni che a utilizzarli pensando alle prossime generazioni. Tuttavia se nelle stanze del potere meridionale spesso ci sono stati nani, non è che altrove si siano viste troppe aquile. Altrimenti l’Italia sta come sta per demerito dello Spirito santo.

Ma disegnato questo ennesimo stato dell’arte del Sud, e battuto il petto, stiano alla larga tutti quelli che si sono riparati sotto l’ombrello dei Forconi terroni. Tipo sedicente Padania e dintorni, che applaudono e sobillano. Perché allora, come si dice, delle due l’una: o i problemi del Sud e del Nord sono in fondo uguali, e quindi non si capisce perché il Sud sia sempre trattato da parassita sprecone delinquente. Ma se così non è, anche se un po’ lo è, allora alla larga dai Forconi. I quali da vagamente impresentabili presentano il conto di un Sud fin troppo paziente.

E’ il Sud con i treni come tradotte e le autostrade come tratturi. Con i porti di Taranto e Gioia Tauro tanto più ignorati quanto più si parla pomposamente di Mezzogiorno “piattaforma logistica del Mediterraneo”. Con la criminalità troppo spesso affrontata più con benvenute catture-spot dei latitanti che col presidio dello Stato a fianco della gente. Con la pubblica amministrazione che ritarda tutto per contare di più e forse condizionare di più. Con la giustizia civile dai ritardi tanto incivili da tenere lontana ogni anima buona di possibile investitore. E il cui contraltare, per non far finta di niente, è stata in gran maggioranza una politica convinta che distribuire fosse meglio che costruire, che rimandare fosse meglio che affrontare, che favorire gli amici fosse più giusto che scegliere i migliori.

Tutto questo significano i Forconi. Non fa mai male un Sud che si desta. E se la coscienza chiede se è giusto, allora è giusto.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7cbOwJYupRg#!

Ne abbiamo viste, lette e sentite tante su questo Movimento dei Forconi che abbiamo voluto incontrare Mariano Ferro per fargli qualche domanda. Scusate la qualità del video e dell’audio ma abbiamo fatto tutto in fretta per fare arrivare questo video il prima possibile. Prossimamente anche parti singole di questo video. In qualità migliore.E scusate soprattutto quel pappagallino che non dorme mai.
Tony Troya.

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E’ stata espressa soddisfazione a PONTE tra gli organizzatori, la FONDAZIONE Il PONTE ed il Partitio del Sud Gruppo Sannita, dell’evento “Perché i terroni salveranno l’Italia” dove c’è stata anche la presentazione dell’ultimo libro di Pino Aprile, “Giù al Sud”, il cui sesto capitolo è stato dedicato integralmente a PONTE.I presenti – si legge nella nota inviata alla stampa – hanno rivolto la loro attenzione alle tematiche affrontate negli interventi che si sono succeduti anche perché il tema del meridionalismo è particolarmente sentito in questi luoghi della memoria, che hanno visto episodi tragici del Risorgimento Italiano rendendo tristemente famosi territori come Casalduni ePONTElandolfo.
La FONDAZIONE “Il PONTE” si è fatta interprete, dopo mesi di studio, delle aspettative di un popolo che coltiva nel proprio animo sentimenti di amore per le vittime di quegli episodi, anche perché diretto discendente di coloro che furono etichettati come briganti, tempi e modalità del progetto sul sito web della FONDAZIONE.
Lo stesso Pino Aprile, dopo aver ringraziato il Comune di PONTE, in particolare il sindaco Domenico Ventucci, ha dimostrato interesse al progetto di costituzione del museo storico, dedicato alla vicenda dei briganti, offrendo la sua collaborazione.
Incoraggiati da questo successo i soci della FONDAZIONE sono già al lavoro sui progetti presentati al pubblico, convinti che la collaborazione con il Gruppo Sannita del Partito del Sud sia importante per il buon fine del progetto”.


Fonte: Partito del Sud Gruppo Sannita

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Sempre più spesso i giovani meridionali fanno le valige per trasferirsi al Centro-Nord. Diventano più numerosi i diplomati che si iscrivono alle università centro settentrionali; più numerosi i laureati che lasciano le città di provenienza in cerca di lavoro. Se questi ultimi agli inizi degli anni ’80 rappresentavano solo il 5% circa del totale, nel 2008 questa proporzione è aumenta al 16% circa, come rivela l’analisi dei dati Svimez, riguardanti la struttura qualitativa del fenomeno migratorio complessivo tra Mezzogiorno e Centro Nord.
Più consistente il flusso della migrazione intellettuale ante lauream che, peraltro, viene di solito poco approfondita dalla letteratura.
Confrontando i dati Miur e Svimez emerge che, negli ultimi dieci anni, il numero di diplomati emigrati è stato sempre sensibilmente superiore a quello dei migranti post lauream. Infatti, per il 2008, risulta che gli studenti meridionali che si sono immatricolati in atenei del Centro Nord sono stati più di 24.000, a fronte dei circa 18.000 laureati meridionali che si trasferiscono nelle regioni centro-settentrionali.
Insomma, si registra un flusso che in totale supera i 40mila giovani ogni anno, come denuncia lo studio svolto per conto dell’Ipe (Istituto per ricerche ed attività educative) dai ricercatori Gaetano Vecchione dell’Università del Sannio e Serena Affuso della Sapienza di Roma. Una grave perdita di capitale umano che sarebbe di vitale importanza per lo sviluppo del Sud e colmare il divario tra le aree del Paese.
L’abbandono delle regioni meridionali di provenienza è ben più frequente per i giovani diplomati, per motivi di studio o di lavoro, il cui numero è maggiore del 35% di quelli che emigrano dopo essersi laureati. Mentre una rilevante parte dei giovani diplomati meridionali si iscrive presso un ateneo del Centro Nord, una quota quasi irrilevante di giovani settentrionali si iscrive presso un ateneo del Sud Italia: un diplomato meridionale su cinque si trasferisce al Centro Nord, a fare il percorso inverso è solo un diplomato settentrionale su cinquanta.
La ricerca elabora anche una classifica delle regioni, e dunque degli atenei, sulla base di tassi di attrattività, tassi di uscita e saldo migratorio. Ebbene, l’Emilia Romagna attrae diplomati da fuori regione aumentando del 46% circa la propria popolazione universitaria. Viceversa, la Basilicata perde circa 2.400 diplomati all’anno che vanno a studiare in altre regioni e che rappresentano il 61% della propria popolazione universitaria.
Come rispondere ai dati empirici emersi dalla ricerca? «Se l’efficienza delle istituzioni costituisce un fattore fondamentale nelle decisioni di scelta migratoria – osservano i ricercatori – è da qui che è auspicabile iniziare allo scopo di porre in essere una strategia di “brain circulation” da e verso il Mezzogiorno. Forse è proprio attraverso il potenziamento della rete di competenze e professionalità di privati, istituzioni e società civile, che sarà possibile, non solo limitare il flusso di laureati in partenza ma, soprattutto, incrementare quello in entrata».

FONTE: Ilsole24ore.com

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Anthony M. Quattrone

L’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, il 21 gennaio 2012 durante le primarie del South Carolina (AP Photo/Charles Dharapak)

Superando ampiamente il vantaggio già previsto dai sondaggi, l’ex presidente della Camera americana, Newt Gingrich, ha vinto la terza tappa delle primarie repubblicane, quelle svolte in South Carolina il 21 gennaio 2012, ottenendo 40,4 percento del voto, battendo l’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, che ha registrato 27,8 percento. Il terzo posto è andato all’ex senatore della Pennsylvania, Rick Santorum con 17 percento, mentre al quarto posto si è posizionato il deputato del Texas, Ron Paul, ispiratore del movimento ultra conservatore “Tea Party” con 13 percento.

Il voto degli elettori repubblicani del South Carolina conferma che Romney non è particolarmente gradito alla destra conservatrice ed evangelica. Infatti, Gingrich e Santorum, due candidati che hanno l’appoggio della destra conservatrice e degli evangelici, hanno sommato 57 percento in South Carolina.

Ora, nella gara per l’assegnazione dei 2.286 delegati che avranno il diritto di voto durante la “convention” repubblicana che si terrà il 27 agosto 2012 a Tampa, in Florida, il favorito, l’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, potrà contare su 33 delegati, seguito da Gingrich con 25, da Santorum con 14 e Ron Paul, con 4.

Nelle prime tre competizioni elettorali, gli elettori repubblicani hanno dato la vittori a tre diversi candidati. Nella prima gara, quella svolta in Iowa il 3 gennaio 2012, in un primo momento la vittoria era stata data a Romney per 8 voti, ma, dopo un riconteggio, Santorum si è aggiudicato la competizione con 34 voti di scarto. Nella seconda gara, nel New Hampshire, Romney ha battuto Ron Paul per 39,3 a 22,9 percento, in linea con quanto previsto dai sondaggi. Con la conclusione della terza competizione in South Carolina, sono rimasti in gara Romney, Gingrich, Santorum, e Ron Paul, mentre si sono ufficialmente ritirati l’ex presidente della Banca federale di Kansas City, Herman Cain, la deputata del Minnesota, Michele Bachmann, l’ex governatore dello stato dello Utah Jon Huntsman e, poco prima delle primarie in South Carolina, il governatore del Texas, Rick Perry.

La prossima tappa per i candidati repubblicani è la competizione in Florida, che si svolgerà il 31 gennaio 2012, con il meccanismo dell’asso piglia tutto, dove il vincitore si aggiudicherà tutti i 50 delegati in palio. Nei sondaggi condotti in Florida prima dei risultati delle primarie del South Carolina, Mitt Romney avrebbe 40 percento del gradimento, contro 22 per Newt Gingrich, 15 per Rick Santorum e 9 per Ron Paul. Secondo quanto riportato dalla Cnn, Romney avrebbe già speso oltre 2 milioni di dollari per spot televisivi in Florida, mentre gli altri candidati non hanno speso nulla, forse perché il meccanismo dell’asso piglia tutto renderebbe inutile investire i fondi elettorali per un secondo o terzo posto.

E’ interessante notare in questa fase come lo staff elettorale del presidente Barack Obama rimodula gli attacchi contro i candidati repubblicani secondo i risultati delle primarie e le rilevazioni dei sondaggi. Il candidato che preoccupa di più la Casa Bianca rimane Mitt Romney, sia per i risultati dei sondaggi, sia per la forza economica che l’ex governatore del Massachusetts può mettere in campo, ed è contro di lui che si focalizza l’attenzione democratica. Secondo gli ultimi sondaggi pubblicati da Real ClearPolitics, un generico candidato repubblicano potrebbe battere Obama con uno scarto di 1,2 percento, con 43,6 per un repubblicano contro il 44,2 per Obama. Invece, quando si raffronta Obama contro un candidato specifico, il presidente è vincente, ma nel caso di Romney, per pochissimo, cioè per 46.9 a 45 percento. Contro gli altri candidati, il margine a favore di Obama è più tranquillo: contro Gingrich, per 50,6 a 39,6 percento; contro Santorum, per 50,1 a 40,3 percento; contro Ron Pau, per 46,8 a 41,7 percento.

I gruppi democratici hanno inviato milioni di messaggi indirizzati agli elettori indipendenti a proposito della dichiarazione dei redditi di Romney, sollevando grande interesse per la cifra relativamente bassa che l’ex governatore paga in termini percentuali. Romney, che ha ammesso che paga attorno al 15 percento, è sotto pressione per rendere pubblica la dichiarazione dei redditi del 2011, che normalmente deve essere compilata entro il 15 aprile di ogni anno. Secondo gli analisti democratici, le proposte fiscali che Obama metterebbe in campo se fosse rieletto e se il suo partito riuscisse a ottenere la maggioranza sia alla Camera, sia al Senato, porterebbero all’aumento delle tasse per i ricchi dal 15 percento al 24. Le proposte di Romney e degli altri candidati repubblicani, mirerebbero a conservare la tassazione a 15 percento, alzandola per i ceti medi o tagliando ulteriormente le spese del governo federale.

Obama gode in questo momento di un gradimento relativamente basso, attorno a 45 percento, ma molto superiore a quello per il Congresso, che rimane attorno al 13 percento. Con questo livello di gradimento, Obama deve ottenere il massimo dalle divisioni interne allo schieramento repubblicano, sperando che l’antipatia della destra radicale nei confronti di Romney rimanga alta, così come la paura della destra moderata nei confronti di Gingrich.

Il prossimo evento importante per compiere le rilevazioni sul gradimento nei confronti di Obama sarà il discorso che il presidente americano terrà il 24 gennaio 2012 quando parlerà alla nazione in occasione dell’appuntamento annuale sullo “stato dell’unione”.

Fonte: Politica Americana

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Il Sindaco Antonio Raimondi si schiera al fianco dei pescatori che in questi giorni stanno protestando per le misure governative che colpiscono anche il loro settore.

“La situazione si sta facendo insostenibile. Da tempo i pescatori non riescono ad avere guadagni decenti, nonostante giornate lavorative lunghe e massacranti, a causa del prezzo del carburante e dei fermi biologici in periodi non adatti al contesto mediterraneo. Il Governo Monti deve capire che non si può aumentare la tassazione sul settore della pesca, così come per tutti gli altri comparti produttivi, senza intervenire a livello europeo per ottenere le deroghe alla normativa comunitaria che penalizza fortemente i pescatori del comparto marittimo di Gaeta – dichiara il Sindaco Raimondi – Come Amministrazione comunale, ci siamo attivati immediatamente dopo gli incontri del 15 e del 22 novembre 2011, quest’ultimo alla presenza dei rappresentanti dei pescatori, il Comandante della Capitaneria di Porto e dei comuni del comparto marittimo di Gaeta (Formia, Itri, Fondi, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Ponza, Ventotene e Minturno), chiedendo formalmente un incontro al Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania affinché questi esercitasse il suo ruolo di mediazione nei confronti di Maria Damanaki, Commissario Europeo per la Pesca”.

“Ci siamo lasciati dopo quella riunione con l’impegno da parte dei pescatori di presentare in breve tempo un piano di gestione. Purtroppo, questa seconda fase non si è mai avviata ma comprendo la complessità di tale documento che sta richiedendo un tempo maggiore per la sua preparazione ed auspico che ci si possa incontrare presto per conoscerlo – aggiunge Raimondi – Ricordo che tutti i comuni hanno dato la loro disponibilità a sostenere l’iniziativa dei pescatori e si sono detti pronti a compiere tutte le azioni necessarie presso le sedi istituzionali nazionali e comunitarie”.

Fonte: Movimento Progressista Gaeta

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C’è un rapporto che stabilisce un nesso tra l’incremento dei casi di cancro e il disastro spazzatura nelle zone tra Napoli e Caserta: è allegato al ricorso che la Corte dei Diritti dell’Uomo ha recentemente accolto, condannando lo Stato italiano per la gestione dell’emergenza, ma senza riconoscere il danno alla salute

Ci sono un paio di rapporti conservati nei cassetti, conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Stabilirebbero un nesso tra l’incremento dei tumori e la presenza di discariche illegali e di rifiuti per le strade in Campania. Uno in particolare, quello dell’Istituto superiore di sanità (Iss), evidenza “eccessi significativi della mortalità per tumore al polmone, fegato, stomaco, rene e vescica, e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale”, con particolare attenzione nell’area a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Gli studi sono stati esibiti con il ricorso presentato e vinto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dall’avvocato Errico Di Lorenzo a nome di un gruppo di residenti di Somma Vesuviana (Napoli). Di Lorenzo nei giorni scorsi è riuscito a ottenere la condanna dello Stato italiano per la (mala)gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, per aver costretto gli abitanti del vesuviano a vivere immersi nell’immondizia. Ma la sentenza si è limitata a certificare il “danno esistenziale“, ritenendo non provato il danno alla salute. Niente paura, quindi: secondo la Corte di Strasburgo non c’è una correlazione tra l’aumento dei casi di cancro e il disastro spazzatura in Campania. Peccato, invece, che a leggere le carte allegate al ricorso c’è ben poco da restare tranquilli.

Anche perché i rapporti sono abbastanza recenti. E sono firmati da medici esperti e competenti, del dipartimento di Ambiente e Prevenzione Primaria dell’Iss, del Cnr, dell’Osservatorio Epidemiologico. Lo studio Iss è del 2008 e analizza i cluster (i grappoli) di tumori sviluppati in particolari aree del territorio campano (leggi lo studio). La concentrazione maggiore si è rivelata tra Caserta e Napoli, in quel tratto maledettamente avvelenato che collega i comuni di Acerra, Aversa e Giugliano. Il ‘triangolo della morte’, dove si sono sversati e si continuano a sversare rifiuti di ogni tipo, in discariche legali ma soprattutto tra le campagne e negli invasi abusivi, ad ogni ora del giorno e della notte.

Le statistiche dello studio spiegano che il tumore al polmone affligge in maniera maggiore i Comuni nei pressi di Giugliano, tra Acerra e Pomigliano d’Arco e nei paesi vesuviani di nord-est: 255 casi solo a Giugliano, 259 a Casoria, 124 ad Acerra, 1008 totali nell’area nord. Mentre il tumore del fegato prevale nei Comuni del mariglianese: 73 casi solo a Marigliano, 665 nell’intera area. Mentre il tumore dello stomaco è la forma di cancro prevalente nell’area del basso casertano-aversano fino al giuglianese (615 casi osservati).

Da questo campionario degli orrori, si apprende che il tumore della vescica incide molto nell’area maranese-giuglianese e nel basso casertano (a Marano 37 casi, 206 nell’area nord); il tumore del rene prevale nell’area giuglianese (82 casi osservati in totale). Mentre per quanto riguarda le malformazioni congenite (arti, urogenitali e cardiovascolari), ecco i dati: 561 casi osservati nell’acerrano-pomiglianese, 216 in penisola sorrentina, 194 nel basso aversano, 157 a Portici-Ercolano, 9 a Liveri. Per le malformazioni cardiovascolari, ci sono 94 casi in penisola sorrentina, 134 casi nell’area nord-vesuviana. Per le malformazioni urogenitali: 22 ad Acerra, 26 nel basso aversano, 31 casi area S. Maria a Vico-Maddaloni- San Felice a Cancello-Arienzo. Infine, per le malformazioni degli arti: 160 casi nell’acerrano-pomiglianese e nell’alto vesuviano.

A conclusioni abbastanza simili arriva un rapporto sintetico commissionato qualche anno fa da Guido Bertolaso, all’epoca commissario straordinario dell’emergenza, dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana”. Il riassunto afferma l’esistenza di “numerose associazioni significative (cioè non imputabili al caso) tra salute e rifiuti” con “trend di rischio in aumento” e percepibili incrementi della mortalità tumorale nelle aree contaminate dalla spazzatura: più 2 per cento di mortalità generale, più 1 per cento per tutti i tumori, più 2 per cento per gli uomini per il tumore del polmone, più 4 per cento negli uomini e più 7 per cento nelle donne per il tumore al fegato, più 5 per cento negli uomini per il tumore dello stomaco.

Forse è poco per scatenare allarmismo. Forse è poco per dimostrare un nesso inequivocabile. Forse è abbastanza per chiedere che gli studi vengano approfonditi, e che i cittadini che vivono su questi luoghi vengano correttamente informati. “Ma la mancanza di informazione pubblica sugli aspetti connessi allo smaltimento dei rifiuti e sui rischi per la popolazione è una delle cose che ho denunciato nelle mie azioni legali” afferma l’avvocato Di Lorenzo, che sta preparando un ricorso in Appello a Strasburgo per quella parte della sentenza che non riconosce il danno alla salute. Secondo il legale, la catastrofe dei rifiuti in Campania avrebbe dovuto indurre il Capo dello Stato ad applicare l’articolo 126 della Costituzione, quello sullo scioglimento dei consigli regionali e sulla rimozione del Governatore. “Perché nel 2007-2008, nella fase più acuta della crisi, Bassolino e i suoi assessori non sono stati mandati a casa?”. Ormai è tardi per darsi una risposta.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Il Sud dell’Italia come il Sud del mondo: “Depredato, lontano dal progresso, abbandonato a se stesso”. Fiorella Mannoia racconta come è maturata l’idea del suo disco, “Sud”, 12 brani con la collaborazione di grandi maestri, omaggi all’Africa e a Napoli, ai “fratelli stranieri”, ad Astor Piazzolla. “Sentivo di voler fare qualcosa per contribuire a ridare al Sud un po’ della dignità che le è stata tolta. Era inevitabile che lo sguardo si estendesse al Sud del mondo che condivide la stessa storia. Il pensiero è andato all’Africa, terra di saccheggio per eccellenza. Questo lavoro vuole essere solo un piccolo contributo al Sud cercando, con la musica, di rappresentarne allegria, disperazione, malinconia, nostalgia e naturalmente la migrazione dei popoli che il Sud del mondo si porta dietro”.

Fonte: La Repubblica

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Ricevo e posto:

COMUNICATO DEL SEGRETARIO GENERALE CISL POSTE PETITTO

Con gli ambiziosi propositi di modernizzare l’Italia con le liberalizzazioni, si torna ancora alla carica per distruggere l’ultima grande Azienda integrata di questo paese: Poste Italiane. Le proposte avanzate dall’Antitrust al Governo sull’azienda postale non contengono nulla di nuovo, ma ripropongono un’idea vecchia di scorporare il Bancoposta dalle altre attività di Poste Italiane, come se questo Paese avesse bisogno di un’altra banca.
Ci sono voluti 18 anni di riforme e di pesanti ristrutturazioni per risanare le vecchie Poste della prima repubblica e mettere al servizio della collettività un’azienda moderna, pur con i limiti e le contraddizioni interni a tutti evidenti. In questo momento tutti gli Operatori Postali del mondo sono in crisi perché è andato in crisi il tradizionale modello di comunicazione cartacea.
Tra tutti gli Operatori internazionali Poste Italiane è l’Azienda che meglio di altre ha retto l’impatto della scomposizione e della liberalizzazione dei mercati postali, riuscendo a compensare il calo di volumi e i ricavi del settore corrispondenza attraverso l’integrazione di servizi finanziari, assicurativi, di telefonia e di alto valore aggiunto.
Tutto questo ha consentito la sopravvivenza di una rete capillare in ogni angolo d’Italia, spesse volte anche con funzioni di socialità e di aggregazione dei territori anche i più isolati. Lo sforzo profuso negli anni da Manager e Sindacato e i sacrifici dei lavoratori hanno consentito di mantenere importanti livelli occupazionali per 145 mila famiglie anche se sulla via della pesante riorganizzazione si sono già perduti 70 mila posti di lavoro.
Molti Operatori Postali stranieri guardano oggi al modello integrato di Poste Italiane come unica strada per risanare le loro Aziende in crisi e allontanare il rischio di fallimento. Appare quindi assai singolare che proprio in Italia, strano Paese, si tenti di distruggere un modello vincente che altri vorrebbero copiare. Siamo convinti che dietro l’ansia delle liberalizzazioni si nasconda l’ennesimo favore al sistema bancario, concausa della crisi finanziaria mondiale, neutralizzando un possibile concorrente come Poste Italiane.
Per questo motivo facciamo appello a tutte le forza politiche presenti in Parlamento, sia di maggioranza che di opposizione, per sventare questa follia che si nasconde dietro le proposte dell’Antitrust. Noi non difendiamo né una lobby, né una corporazione ma solamente il posto di lavoro di 145 mila persone el’interesse dei cittadini italiani a non essere privati di un servizio essenziale sacrificato sull’altare della presunta modernità del Paese.

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